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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

PISTORIUS

17 Gennaio 2008 Nessun commento

Forse sarebbe stato opportuno ssostenere la richiesta di consentire la partecipazione all’attività agonistica dell’atleta sudafricano Oscar Pistorius. E che gli fosse consentito partecipare a tale attività sportiva in qualsiasi sede ed occasione. Credo sia inaccettabile che la retorica ipocrita sui diversabili, cioè su coloro "diversamente abili" (in questo caso termine più che mai politically correct) con la quale ci riempiamo la bocca, si dissolva poi come per incanto quando la stessa diversabilità si manifesti vera in senso letterale, e cioè comporti performance davvero concorrenziali rispetto ad una presunta "normalità" destinata a divenire sempre più labile a fronte delle varie opportunità di crescita che la tecnologia progressivamente mette a disposizione dell’umanità.

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URGE ALLEANZA PER IL Friuli Venezia Giulia

8 Gennaio 2008 Nessun commento
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FISCO E PUTTANE – Seconda parte -

3 Dicembre 2007 Nessun commento

 

Il 15 gennaio del 2006 scrissi su questo blog un articolo intitolato Fisco e Puttane. In esso dicevo che fu Caligola a vedere nella prostituzione un buon affare per lo Stato facendone un settore d’interesse per il fisco e che già nei tempi dell’antica Roma lo Stato tassava le meretrici. Le puttane avevano, nell’antica Roma, dignità fiscale. Allora dicevo che oggi non le tassiamo per quel cinismo connaturato alla nostra struttura psicologica che fa sì che il fenomeno che non si vuole vedere, non esiste. Si tratta dello stesso cinismo borioso che fa votare no al divorzio nonostante quelli che votano NO siano quasi tutti divorziati. Quel cinismo pavido avuto con gli embrioni votando NO al referendum o quello abbietto avuto sull’amnistia. Il cinismo che ci tiranneggia e che dovrebbe invece farci vergognare. Dicevamo quella volta che il comportamento è uno specchio dove ognuno riflette la propria immagine e chiedevamo che la prostituzione fosse libera ed acquistasse dignità sociale. Perché in fondo tutti ci prostituiamo ogni giorno, prostituirsi è anche vendere il proprio cervello, il proprio talento, il proprio tempo. Che differenza c’è tra vendere la propria immagine o il proprio corpo? Non è la stessa cosa? Eppure il nostro cinismo ci fa affibbiare appellativi impietosi a questa professione. Sì, perché puttana viene dal verbo latino putere, puzzare, così come troia è un termine spregiativo che fa riferimento alla femmina del porco e troiaio è il porcile per indicare quel luogo fetido e lurido dove le malcapitate si prostituiscono.

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ELEZIONI FVG: ENTRIAMO NEL PD MA SENZA ESPULSIONI, NE’ SCONFESSAMENTI

13 Novembre 2007 Nessun commento

Il VI Congresso di Radicali Italiani a Padova è stata anche un’occasione per confrontare le poche e confuse idee su che cosa fare con le elezioni regionali che tra pochi mesi si celebreranno qui in Friuli Venezia Giulia. Se le idee a confronto erano poche e confuse, quelle della direzione di Roma semplicemente non esistevano: a Roma la cosa interessa poco, hanno altri problemi tra i quali come sopravvivere in futuro dando un calcio definitivo alla Rosa nel Pugno che era stata l’unica vera novità alle ultime elezioni. Il vertice Radicale, a cominciare da Pannella, aveva cercato di farla vivere investendoci sopra tutta la speranza che, si sa, è l’ultima a morire… ma alla fine muore anch’essa. Bisogna prendere atto che ormai non c’è più nulla da fare, si tratta di una sconfitta della Rosa nel Pugno, un trionfo del pugno alla Rosa.

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L’ATEO E LA CHIESA

31 Ottobre 2007 Nessun commento

QUESTA LETTERA DI RISPOSTA AL SIG. NAZZI DI UDINE E’ STATA PUBBLICATA SUL MESSAGGERO VENETO IL 24/10/07 SOTTO IL TITOLO: L’ATEO E LA CHIESA

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SAN GENNARO, LA SIMONIA E L’ORO DI NAPOLI

21 Settembre 2007 Nessun commento

 

Se fossimo ragionevolmente convinti che il presunto miracolo di S. Gennaro fosse una manifestazione del soprannaturale, allora avrebbe senso che tutti gli anni, radio, televisioni e giornali ne rendessero conto, e la cosa andrebbe trattata con il rigore che merita. Anzi, sarebbe un peccato di omissione non farlo. Tuttavia non è così, non siamo ragionevolmente convinti che si tratti di una manifestazione soprannaturale e molta gente comincia ad essere infastidita che si debba accettare questo rito supinamente, come sprovveduti, in quanto per molti si tratta di un numero da circo che addirittura ci viene propinato anche dalla Rai. Un brutto spettacolo turpe e infame che è cagione di vergogna e disonore per i cittadini napoletani e offensivo per l’intero popolo italiano: tutti proni in una tensione emotiva crescente per la presunta liquefazione. Si tratta di un trucco da baraccone, non potendo il santo neppure cambiare la sgradevole voce stridula e gracchiante del sindaco partenopeo, Rosa Russo Iervolino. Purtroppo la gente è disposta a credere a tutto, dal mago Othelma a Vanna Marchi, dalla Madonna di Medjugorje al mago Do Nascimento… figurarsi dunque se non è disposta a credere che nel Duomo partenopeo si trova la reliquia del Santo che rappresenta il suo sangue e che cambia miracolosamente di stato passando da solido a liquido. Anche se S. Gennaro è una figura quasi totalmente leggendaria giacché nessun dettaglio della sua vita sarebbe documentato, la tradizione vuole che sia stato ucciso, martire cristiano, nel 305. Soltanto mille anni dopo, nel 1389, si ha la prima notizia della presunta liquefazione della reliquia. Quella di San Gennaro fa parte dello sterminato numero di reliquie comparse nel medioevo: fedi nuziali della Madonna, fasce di Gesù bambino, piume dell’arcangelo Gabriele…

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IL RIGASSIFICATORE A CAPODISTRIA

19 Settembre 2007 2 commenti

 

L’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha lanciato l’allarme sui rischi di black-out e di scarsità energetica per il prossimo inverno. Ha detto letteralmente: "Più consumi e meno scorte, siamo più fragili del 2005". Lo veniamo affermando da tempo anche noi di Tecnosophia. Le parole di Conti sono state pronunciate alla vigilia della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici. Forse non è casuale. Anzi, sicuramente non lo è. Una frase del genere in un momento come questo non passa inavvertita. Probabilmente è stata detta perché Conti era informato delle belle e vuote parole che Prodi stava per dichiarare alla conferenza per tenere buoni gli ambientalisti: la nuova alleanza con la natura, la consapevolezza del governo che il nostro pianeta è a rischio, la cognizione che il Mediterraneo è uno dei punti più fragili, la lotta al riscaldamento globale, ecc. Prodi ha elencato tre settori d’intervento sui quali procederà l’azione di Palazzo Chigi: risparmio energetico, incentivazione delle rinnovabili e messa in sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Un altro e alto tributo pagato ai comunisti e ai verdi.

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Congedo matrimoniale ai gay: travi e pagliuzze

11 Settembre 2007 Nessun commento

Sorprende non poco la recente dichiarazione di Don Latin (portavoce dell’arcidiocesi di Trieste) che esprime una forte preoccupazione in nome del mondo ecclesiastico del Friuli Venezia Giulia, dopo la decisione della giunta di concedere un congedo matrimoniale al dipendente gay sposatosi in Belgio. E’ vero che aggiunge: «Non è compito nostro entrare nelle questioni politiche e giuridiche ma esprimiamo una forte preoccupazione per il fatto che in Belgio esista una legge simile e che la si esporti in Italia, dal momento che ciò potrebbe venire letto come un’apertura di credito alle unioni di fatto». E’ un’aggiunta che unge a vaselina una dichiarazione in verità molto aspra, perché da un lato non è compito della chiesa entrare in questioni politiche ma dall’altro ci entra a gamba tesa. Una dichiarazione del genere è in perfetta sintonia con il recente anatema del Vaticano contro la prostituzione ed i suoi consumatori, contenuto nella mozione conclusiva del Primo Incontro Internazionale per la Liberazione delle Donne di Strada. E’ in perfetta sintonia per la sua duplice contraddizione con la storia e gli obbiettivi dichiarati della Chiesa cattolica.

Del resto, ogni traccia di realismo e senso di responsabilità è da tempo scomparsa dal cosiddetto magistero ecclesiastico, che si riduce sempre più spesso a predicazione astratta, oltre che indifferente alle sofferenze che essa stessa produce. L’esempio più sconvolgente di questa predicazione malefica e profondamente incoerente oltre che socialmente distruttiva è quello della simultanea condanna vaticana dell’assistenza abortiva e della contraccezione, in nome di comandamenti etici irreperibili nelle Sacre Scritture. E’ chiaro che per evitare il ricorso massiccio alle interruzioni di gravidanza bisogna promuovere la diffusione dei mezzi contraccettivi. Col suo duplice veto all’assistenza abortiva e alla contraccezione il Vaticano è il massimo responsabile dello sterminio per fame di oltre dieci milioni di bambini l’anno, nonché della crescita esplosiva delle popolazioni del Terzo Mondo e, quindi, dei suoi atroci corollari: la fame, la sete, la povertà, la disoccupazione di massa, la desertificazione del pianeta, le migrazioni disperate.

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LETTERA APERTA AL COMPAGNO "Z"

4 Giugno 2007 Nessun commento

Domenica, con i compagni di Gorizia abbiamo stabilito di iniziare la battaglia politica a sostegno della lotta di Pannella per la moratoria universale della pena di morte. Qualche giorno prima fu annunciato lo sciopero della fame sulla nostra mailing list del FVG e la decisione di convocare una conferenza stampa. Sappiamo tutti che la posta è importante e il momento è quanto mai decisivo per una conquista di civiltà giuridica che appare a portata di mano. Ogni rinvio comporta centinaia di esecuzioni capitali che potremmo evitare se solo sapessimo trasmettere la nostra coscienza ad altri cittadini e la consapevolezza della dimensione planetaria del risultato che Italia otterrebbe, quasi pari alla Dichiarazione universale dei diritti dell?uomo adottata dall?Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Ebbene, in un momento così, il signor ?Z? che da tempo manifesta una irrequieta insofferenza verso Pannella e che dal congresso di Padova prende le difese ad oltranza di Capezzone, ci ha risposto che voleva essere chiaro a riguardo l?iniziativa e ci scrisse: ?Dato che Mendizza mi accusa di essere poco chiaro quando mi esprimo su questo forum io, a proposito di questa iniziativa tipicamente pannelliana da parte di tre pannelliani doc, a nome anche di tanti radicali Friulani, rispondo con un bel “E chi se ne frega?”, sperando che stavolta il Triestino Mendizza sia soddisfatto per la forma con la quale mi sono espresso in materia…?. Sono convinto che questa risposta sia un sintomo preoccupante di scissione in casa radicale, un conato di frattura che non possiamo permetterci. Qualunque iniziativa si prenda, se l?idea viene da Pannella è per molti automaticamente giudicata anticapezzoniana e quindi da scartare. Anche la lettera di Marco a Daniele, per alcuni sembra un salvagente mentre per altri appare come un salvagente in cemento armato. Da qui nasce questa lettera che ho scritto a Z e pubblicata sulla nostra mailing list.

Caro Z

Rispondo a quel “E chi se ne frega” detto a mio avviso in maniera superficiale e baldanzosa e che sembra essere qualcosa di più di una frase che vuole essere chiara: è un sintomo di indolenza annoiata che non riesce a distinguere tra atti liberali e imposizioni violente. Nello sciopero della fame nessuno ti impone niente, nessuno usa la violenza come chi pensando di sapere cosa sia giusto e sbagliato per tutti impedisce ad altri di agire per il proprio benessere. Ed è in questa semplicità che sta la grandezza radicale, che non puoi liquidare con un “chi se ne frega”, perché la tua è una sentenza che riflette un atteggiamento di indifferenza, se lasci che l’iniziativa di Pannella vada buca, allora avremo ancora una volta ipotecato il nostro futuro, come cittadini e come radicali. Stai rischiando di comportarti in modo qualunquista e cinico come quel tedesco menefreghista che faceva spallucce alle iniziative politiche degli altri, ma un triste giorno, quando prese coscienza di ciò che aveva fatto raccontò sconsolato: “Quando presero i comunisti non dissi nulla, mica ero comunista. Neppure quando presero gli ebrei dissi niente, mica ero ebreo. Poi, quando presero gli zingari e gli omosessuali rimasi zitto, non ero né l’uno né l’altro. E così, quando presero me, non era rimasto più nessuno a poter dire qualcosa”. Il tuo “chi se ne frega” ha lo stesso atteggiamento.

Presto lo potrai estendere a qualsiasi battaglia radicale: ti dicono di non andare a votare, bene! Ti dicono di andare al mare, tanto meglio! La Consulta boccia la possibilità di dire la tua, rimani zitto; non si raggiunge un quorum, ma che ci importa! Marco necessita un aiuto per raggiungere un obiettivo storico che farebbe grande il nostro Paese come all’epoca di Beccaria, voltargli le spalle in questo momento, in cui nessuno ne parla, in cui stampa e tv mai sono stati cosi sodali, così scandalosamente zitti, e così assoggettati al potere? E noi che facciamo? Gli rispondiamo chi se ne frega? Manca poco e vedrai che un giorno accadrà di svegliarci e guardandoci attorno vedremo solo vecchi burberi e anziani bisbetici, in una noiosa società senza giovani, senza ricercatori, senza futuro; saremo l’ultima ruota del carro, sorvegliati speciali al seguito di questo o di quel paese. E se avverrà così è perché ci hanno preso. e non è rimasto più nessuno a cui poter dire qualcosa. Neppure “chi se ne frega”. Con il tuo menefreghismo ci hanno già praticamente catturati. Siamo un popolo che si è seduto, che non vuole pensare. Restiamo sprofondati davanti alla tv e forse un dibattito serio sulla pena di morte non ci interesserebbe neppure perché in fondo è come se non ci riguardasse. Chi se ne frega, appunto.

Sarebbe bello che i radicali di questa regione, potessimo per una volta dimenticare le nostre beghe e invertire questa perversa spirale di indolenza, potessimo dare un segnale forte aderendo in massa allo sciopero della fame, e che fosse talmente grande di dimensioni, talmente esteso da far parlare tutti quanti perché non sarebbe possibile celare un fatto così. Una conferenza stampa con tutti i radicali e simpatizzanti. Un segnale, PRESENTE! che svegli dal torpore generale. Sarebbe bello e sicuramente sarebbe anche utile ma probabilmente non accadrà perché quasi certamente faremo spallucce anche noi, popolo del “viva là e po’ bon”, del “Vaffanculo Pannella e tutti i filistei”. Se poi anche tra di noi facciamo spallucce ai nostri compagni che si accingono a fare uno sciopero della fame, allora basta, è finita davvero. Possiamo solo guardarci sconsolati per la nostra ignavia e la nostra fiacchezza d’animo.

Ti conosco poco Z però sono sicuro che quel “chi se ne frega” era più riferito alla politica di padre padrone che tu accusi ingiustamente a Marco Pannella di fare che non agli ideali alti e nobili della sua battaglia politica. Perciò, onore ai compagni di Gorizia ed un messaggio per le altre associazioni del FVG per vedere se possiamo ancora fare qualcosa. L’unico significato possibile che possiamo dare alla nostra esistenza è quello assumerci individualmente il rischio di inventarcela. Onore ai compagni che si accingono allo sciopero della fame, che si assumono il rischio in prima persona, che credono ancora ad una politica altra. Onore perché sanno che non si vince nessun gioco se non si gioca e non si rischia. Coloro che invece hanno messo il cervello a sedere, per piccolezza d’animo, quelli che hanno rifiutato il rischio, quelli che per paura hanno voluto aggrapparsi a significati ereditati, quelli che non capiscono la grandezza di ciò che si sta combattendo in questo momento, quelli che non hanno la dimensione storica, quelli che non vedono la portata planetaria di questo braccio di ferro tra l?indifferenza della pancia piena e la sensibilità di quella vuota, quelli che non credono che si possa vincere con un semplice sciopero della fame, questi, meritano tutta la nostra disistima, il nostro più profondo disprezzo.

Come ho detto in un?altra occasione, la vera sconfitta non è, aver tentato, ma essere rimasti tutta la sera con le fiches in mano, terrorizzati dall’idea di perdere quei valori sul cui possesso abbiamo stoltamente covato un miraggio di felicità. La nostra piccola anima pigra e svogliata non si accorge neppure del profondo dolore che frantuma la vita di quei carcerati che aspettano ogni mattina all?alba, terrorizzati, il suono della sirena per essere prelevati e poi condotti al patibolo. La nostra piccola anima fiacca e inattiva non si avvede che quelle persone non hanno più niente a che fare con coloro, sé stessi, di dieci o vent’anni prima quando furono accusati di aver commesso il delitto per il quali vengono ora assassinati. E la ciarlatana poltroneria dei menefreghisti non si rende conto del danno che provoca. La loro indolenza arroccata nella pochezza di spirito si inventerà di volta in volta una causa esteriore che renda ragione del frignare di questi nostri simili dimenticati dal mondo.

Perciò caro Z col tuo “chi se ne frega” avremmo ancora una volta mancato il bersaglio. E per poco. Come ormai ci accade sempre più spesso. Dunque il mio è un appello affinché ti ravveda, ché, nel tuo atteggiamento si rispecchia una profonda avversione alla vita, così tremenda e convulsa che la speranza vera e inconfessata non può che essere quella di avvelenarci. Ce l’hai con Pannella perché hai creduto alla favola del dio Saturno che si mangia i propri figli e ti senti costretto a soccorrere Capezzone per un presunto accanimento contro di lui. Come se non conoscessimo Marco, come se non sapessimo che ciò non appartiene alla grandezza del suo spirito.

L’INDUSTRIALIZZAZIONE E L’AGRO PONTINO

16 Maggio 2007 Nessun commento

In Friuli Venezia Giulia la moderna industrializzazione ci è arrivata di botto tra capo e collo. La sua repentina comparsa ci ha fatto scoprire che essa è come un Giano bifronte, un dio bicefalo con entrambi i volti ostici. Da una parte la politica scopre che risulta assai complicato avviare trattative di concertazione con gli stakeholders, cioè con le forze sociali portatrici di interessi. E? il primo volto della politica: l?incapacità di decidere. In questo caso le forze politiche rischiano di avocare a sé una patente di irresponsabilità giacché non sono in grado di fare il loro mestiere che è quello di decidere, cercano in modo maldestro di avviare qualche processo innovativo, di aggregare attorno a sé un po? di forze sociali affinché si possa spalmare con costoro le proprie responsabilità. E? il solito modo gattopardesco di fare moine e distribuire prebende per poi lasciare le cose come stanno, magari sotto una dicitura semantica avvincente come quella di realizzare i cambiamenti in un contesto sociale favorevole per uno sviluppo sostenibile. Le questioni di merito passano ogni giorno in secondo piano rispetto alla capacità di chi governa di definire una ?agenda? in grado di gestire le forme di adattamento della società ai fattori di mutamento che bussano alla nostra porta.

L?altra testa del Giano bifronte appare quando le forze politiche decidono di decidere. Anche in questo caso nascono i problemi. Ogni volta che un governo (nazionale, regionale, comunale) vuole fare qualcosa, i rispettivi parlamenti o i consigli fanno saltare l?iniziativa perché impopolare agli occhi della gente. Il governo monocolore democristiano che ha governato per mezzo secolo ci ha resi irresponsabili e portiamo con noi un deficit di democrazia difficilmente colmabile. Appare incredibile che ancora oggi ci riempiamo la bocca di democrazia senza renderci conto essa significa sostanzialmente scegliere un dittatore per 4 o 5 anni, dopodiché, calcio nel sedere se non è piaciuto e si cambia. E appare ancora più incredibile che chi vuole fare così risulti addirittura osteggiato anche dalla sua stessa maggioranza: il presidente Illy è un decisionista ma la sua giunta sembra sul punto di saltare a causa di una serie di scelte sull?ambiente. Nella nostra regione i punti della discordia sono almeno sette: 1) i rigassificatori, 2) la Tav, 3) la terza corsia dell?autostrada A4, 4) il cementificio di Torviscosa, 5) il mega-impianto per la produzione del vetro nell?area industriale dell?Aussa-Corno, 6) gli elettrodotti e 7) le casse di espansione sul Tagliamento.

Questi punti di contrasto sono iniziati con il rigassificatore di Trieste, e hanno sollevato il sipario su una politica territoriale e sui suoi effetti concreti sulla vita dei cittadini dei quali non si era mai discusso e che quasi nessuno aveva previsto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pullulano le proteste, i verdi e gli ambientalisti della domenica minacciano ricorsi al Tar ed inverosimili comitati sorgono come funghi, da quello per la salvaguardia del golfo di Trieste fino all?improbabile comitato per la salvezza del piro piro boschereccio. Purtroppo, in questo confuso trambusto, in questo panorama caotico, brilla per l?assenza un protagonista, quello che sarebbe dovuto apparire sul palco per spiegare ai cittadini i fattori di cambiamento sul territorio: non si vede da nessuna parte il politico. Ed è talmente grande e talmente grave la sua assenza che le questioni di merito sono sfuggite prima e scomparse poi dall?agenda politica.

Vediamo come si sta comportando la Regione. Sappiamo che i rigassificatori possono rappresentare un?occasione di sviluppo per la nostra città. Si tratta di impianti produttivi nuovi da costruire e gestire, con ricadute occupazionali sia temporanee che stabili, che nell?ipotesi del rigassificatore on shore, cioè quello a terra, recupera un?area industriale dismessa e degradata. Un ruolo concreto di ?polo energetico? per la città, cerniera di traffico (in questo caso di risorse naturali) come lo fu nell?Ottocento. L?esistenza al mondo di una sessantina d?impianti analoghi senza che mai gli attuali standard di sicurezza abbiano destato problemi dovrebbe essere un forte incentivo alla costruzione almeno del rigassificatore on shore. Poi c?è ancora il recupero a uso industriale del freddo generato (i giapponesi ci surgelano il pesce) nonché la soluzione di un enorme problema italiano, quello dell?approvvigionamento di energia che oggi ci vede dipendere dai rubinetti russo e algerino. Infine una bolletta del gas sensibilmente inferiore per i triestini e una spinta ulteriore alle fusioni tra le ex municipalizzate del Nordest, qualificherebbe ulteriormente Trieste come capoluogo di un polo dei servizi. Sui rigassificatori, Illy si era pronunciato in un primo momento a favore di entrambi, quello on shore e quello off shore, attirandosi tutte le furie degli ambientalisti estremisti. Ora, la Regione sembra avere adottato una risposta più flessibile e più abile: sostiene con il governo nazionale un solo progetto e non due, e forse prevarrà quello a terra. A Trieste chi tocca il mare rischia l?ira funesta dei triestini.

Anche il Treno ad Alta Velocità è appoggiato dalla Regione giacché è una infrastruttura decisiva per lo sviluppo non solo del nostro territorio, ma del Paese. L?elettrodotto è necessario per aiutare le imprese a recuperare competitività ottenendo energia a costi più bassi. Per quanto concerne il cementificio di Torviscosa, stante il risultato della Valutazione di Impatto Ambientale (la cui autorevolezza non si mette in discussione a differenza di quanto fanno altri) e viste le relative prescrizioni, non sembrano sussistere ragionevoli motivi per opporsi alla realizzazione dell?impianto in oggetto. Poiché si sta valutando una richiesta di insediamento industriale da parte di un proponente privato, l?unico vincolo che può essere posto è quello del rispetto delle norme, senza partire ? come fanno alcune associazioni ambientaliste ? da una presunzione di colpevolezza. La fase più delicata sarà la verifica nel corso degli anni del rispetto delle normative in fase di esercizio. E forse, proprio in questa occasione, le associazioni ambientaliste potranno offrire il loro servizio. Invece in Italia le cose sembrano funzionare alla rovescia: gli ambientalisti prendono posizioni ?a priori? contro un insediamento e dopo nessuno verifica il rispetto delle normative. Entrando, poi, nel merito di uno dei punti critici espressi dalla VIA ed in particolare i ?Disagi emotivi conseguenti al crearsi di condizioni rifiutate dalla sensibilità comune? visto che ?Dai pareri pervenuti dai Comuni interessati si può desumere un generale rifiuto dell?opera da parte della cittadinanza interessata? (pag. 16 del verbale della seduta del 7 marzo 2007 della Commissione Tecnico?Consultiva VIA), potrebbe essere utile costituire un comitato di informazione tecnico-scientifica che si occupi di fornire alla cittadinanza corretti elementi di conoscenza, senza delegare questo compito soltanto alla stampa. La mancanza di cultura tecnica e scientifica è infatti una delle principali cause di rifiuto a priori di troppe realizzazioni industriali e grandi opere.

Al di là della singola questione, il problema non è tanto cosa fare, ma il come farlo e purtroppo nessuno in realtà discute sul ?come?. Si discute di altro. Si discute dei cittadini, della gente comune. E questa discussione porta con sé una débacle sulla quale il governatore Illy rischia di scivolare: la gente su cui Illy fonda il proprio partito ?Cittadini per il Presidente? avverte sé stessa come ?Cittadini per il Presidente che gli esclude?. E da cosa li esclude? Dalla responsabilità della decisione.

Ci vorrebbe un rappresentante della psicologia sociale per spiegare il sorgere di questo conflitto sociale e districarsi nel Giano bifronte politico cercando di capire cosa vogliono i nostri concittadini. Da un lato siamo troppo pigri e qualunquisti per seguire la politica e la liquidiamo con luoghi comuni come ?politici ladri? oppure ?sono tutti uguali?, ecc. Dall?altro non appena il governatore fa il suo mestiere di decidere, noi indolenti rappresentati riveliamo una non comune capacità di protesta, perché abbiamo l?impressione che sulle questioni che ci riguardano, coloro che amministrano, i politici, ci negano il diritto di intervenire: non ci ascoltano e non ci lasciano nemmanco partecipare. Così facendo si è arrivati al paradosso di aver legittimato una protesta, ancorché lecita, non per questo fondata. Perciò oggi la politica appare preoccupata di difendere il proprio status, la propria identità di classe e l?azione di governo appare progettata dall?alto, senza i cittadini, secondo la logica mondirezionale discendente del potere. Questo è il messaggio sgradevole che il presidente Illy ha trasmesso e che sembra di non aver neppure avvistato. E non ha ascoltato la richiesta che arrivava dalla regione: quella di un accesso dei cittadini all?arena decisionale.

Probabilmente l?azione politica di Illy di non voler allargare ad altri la possibilità di scegliere, è una mossa per posizionarsi nello scacchiere politico in vista delle elezioni regionali del 2008, forse per accedere in pompa magna in quel Partito Democratico che gli sarebbe stato vietato di entrare con la propria lista civica, giacché il partito di Illy, Cittadini per il Presidente, per il solo fatto di esistere potrebbe sottrarre quel margine di voti al P.D., che anche se piccolo (almeno un 5%), provocherebbe al tanto atteso test della sua prima uscita, le regionali del FVG del prossimo anno, una vera e propria catastrofe elettorale. Questo spiega come mai un leader attento all?immagine come Illy non abbia voluto tener presente la sua duplice natura di responsabile del governo e di massimo difensore dei cittadini. Dato che all?opinione pubblica risulta difficile mostrare entrambi i volti, Illy ha deciso di ostentare quello decisionista e assertivo che gli è più consono. Del resto, Illy ha ben capito che se si vuole fare qualcosa in questo Paese bisogna imporlo. Se il fascismo non fosse stata una dittatura, staremmo ancora a discutere se bonificare o no l?Agro Pontino.

Tuttavia questo dissidio tra cittadini e Cittadini per il Presidente non si tradurrà in un maggiore surplus democratico. Gli italiani sono un popolo profondamente fascista (o comunista che è l?altra faccia della stessa moneta) cioè intimamente antiliberali e sentono il bisogno di essere guidati senza dover decidere alcunché. D?altra parte, se li si fa decidere, diventano come per la nazionale di calcio: ognuno è un allenatore ed ognuno ha la propria formazione in testa. Quando a Gorizia i compagni dell?associazione ?Trasparenza è Partecipazione? fermano i cittadini per farli firmare una petizione per la scelta diretta del difensore civico, si sentono dire: ancora altre elezioni? Ancora altre spese? Noi non gavemo soldi da buttar via? E? difficile far capire loro che i soldi si buttano via proprio per il deficit democratico del Paese: in America si sceglie tutto, dallo sceriffo locale ai giudici, e tutti devono presentare un programma in modo che i cittadini possano eleggere chi meglio li convince e chi meglio spiega in quale direzione il futuro eletto vorrà avviare la propria azione di giustizia. In Italia invece, come il Giano bifronte i nostri cittadini da un lato non sono disposti a rilasciare deleghe in bianco ma dall?altro neppure a fare scelte di partecipazione a tutto campo. Le proteste sul conflitto ambientale in FVG avranno un solo risultato: allargare lo spazio delle questioni pubbliche privando di valore la delega. E la nostra incapacità politica unita al deficit culturale democratico faranno emergere tensioni istituzionali profonde che si tradurranno in una mancata fiducia verso i governanti. Sarà l?inizio della fine, prenderà piede l?intima convinzione che i politici non sappiano agire tenendo conto dei diversi interessi in gioco e della natura dei problemi.

Il recente G8 a Trieste ha sicuramente catalizzato le proteste di quell?ambientalismo malato e infantile che accusa la tecnologia sempre responsabile di tutti i mali e l?uomo eterno colpevole del furto prometeico. In questo quadro politico, non è possibile identificare uno spazio di mediazione con i diversi interessi in gioco perché sono tanti e contrapposti e qualora se ne volesse tener conto si finirebbe per restare immobilizzati. E? l?uso gerarchico del potere che può legittimare un leader e la sua coalizione. Ed è proprio attraverso un leader che può rinascere la capacità di una rappresentanza generale della collettività. Non è cercando di ricostruire uno sbiadito interesse generale condiviso e annacquato che si può andare avanti. Il come delle cose risiede dunque nella democrazia dell?alternanza, fatta ogni volta da cinque anni di ?dittatura?. Il modello americano o anche il modello francese ci insegnano come fare. Questo è l?unico modo per uscire dal pantano in cui ci siamo cacciati e per riscoprire il senso del nostro vivere comune.

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