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UN FILO ROSSO TRA PADRE PIO E PDL?

4 Maggio 2008 Nessun commento

La riesumazione e ostensione delle  spoglie di Padre Pio nel quarantesimo anniversario della sua morte suscitano molte perplessità. Il culto dei santi dovrebbe essere vietato dalla Chiesa, perché è Dio stesso che così vuole nella Bibbia. Tuttavia la Chiesa ha capito fin dagli albori della cristianità che rendere merito a chi si è mostrato integro nella fede prendendolo come modello per invocarne la protezione, incardina un forte sentimento religioso nel vissuto quotidiano dei credenti. Per questo motivo, la Chiesa invece di ostacolare queste derive feticistiche che antepongono il santo di turno allo stesso Gesù, le alimenta spudoratamente.

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PISTORIUS

17 Gennaio 2008 Nessun commento

Forse sarebbe stato opportuno ssostenere la richiesta di consentire la partecipazione all’attività agonistica dell’atleta sudafricano Oscar Pistorius. E che gli fosse consentito partecipare a tale attività sportiva in qualsiasi sede ed occasione. Credo sia inaccettabile che la retorica ipocrita sui diversabili, cioè su coloro "diversamente abili" (in questo caso termine più che mai politically correct) con la quale ci riempiamo la bocca, si dissolva poi come per incanto quando la stessa diversabilità si manifesti vera in senso letterale, e cioè comporti performance davvero concorrenziali rispetto ad una presunta "normalità" destinata a divenire sempre più labile a fronte delle varie opportunità di crescita che la tecnologia progressivamente mette a disposizione dell’umanità.

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URGE ALLEANZA PER IL Friuli Venezia Giulia

8 Gennaio 2008 Nessun commento
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FISCO E PUTTANE – Seconda parte -

3 Dicembre 2007 Nessun commento

 

Il 15 gennaio del 2006 scrissi su questo blog un articolo intitolato Fisco e Puttane. In esso dicevo che fu Caligola a vedere nella prostituzione un buon affare per lo Stato facendone un settore d’interesse per il fisco e che già nei tempi dell’antica Roma lo Stato tassava le meretrici. Le puttane avevano, nell’antica Roma, dignità fiscale. Allora dicevo che oggi non le tassiamo per quel cinismo connaturato alla nostra struttura psicologica che fa sì che il fenomeno che non si vuole vedere, non esiste. Si tratta dello stesso cinismo borioso che fa votare no al divorzio nonostante quelli che votano NO siano quasi tutti divorziati. Quel cinismo pavido avuto con gli embrioni votando NO al referendum o quello abbietto avuto sull’amnistia. Il cinismo che ci tiranneggia e che dovrebbe invece farci vergognare. Dicevamo quella volta che il comportamento è uno specchio dove ognuno riflette la propria immagine e chiedevamo che la prostituzione fosse libera ed acquistasse dignità sociale. Perché in fondo tutti ci prostituiamo ogni giorno, prostituirsi è anche vendere il proprio cervello, il proprio talento, il proprio tempo. Che differenza c’è tra vendere la propria immagine o il proprio corpo? Non è la stessa cosa? Eppure il nostro cinismo ci fa affibbiare appellativi impietosi a questa professione. Sì, perché puttana viene dal verbo latino putere, puzzare, così come troia è un termine spregiativo che fa riferimento alla femmina del porco e troiaio è il porcile per indicare quel luogo fetido e lurido dove le malcapitate si prostituiscono.

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ELEZIONI FVG: ENTRIAMO NEL PD MA SENZA ESPULSIONI, NE’ SCONFESSAMENTI

13 Novembre 2007 Nessun commento

Il VI Congresso di Radicali Italiani a Padova è stata anche un’occasione per confrontare le poche e confuse idee su che cosa fare con le elezioni regionali che tra pochi mesi si celebreranno qui in Friuli Venezia Giulia. Se le idee a confronto erano poche e confuse, quelle della direzione di Roma semplicemente non esistevano: a Roma la cosa interessa poco, hanno altri problemi tra i quali come sopravvivere in futuro dando un calcio definitivo alla Rosa nel Pugno che era stata l’unica vera novità alle ultime elezioni. Il vertice Radicale, a cominciare da Pannella, aveva cercato di farla vivere investendoci sopra tutta la speranza che, si sa, è l’ultima a morire… ma alla fine muore anch’essa. Bisogna prendere atto che ormai non c’è più nulla da fare, si tratta di una sconfitta della Rosa nel Pugno, un trionfo del pugno alla Rosa.

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L’ATEO E LA CHIESA

31 Ottobre 2007 Nessun commento

QUESTA LETTERA DI RISPOSTA AL SIG. NAZZI DI UDINE E’ STATA PUBBLICATA SUL MESSAGGERO VENETO IL 24/10/07 SOTTO IL TITOLO: L’ATEO E LA CHIESA

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SAN GENNARO, LA SIMONIA E L’ORO DI NAPOLI

21 Settembre 2007 Nessun commento

 

Se fossimo ragionevolmente convinti che il presunto miracolo di S. Gennaro fosse una manifestazione del soprannaturale, allora avrebbe senso che tutti gli anni, radio, televisioni e giornali ne rendessero conto, e la cosa andrebbe trattata con il rigore che merita. Anzi, sarebbe un peccato di omissione non farlo. Tuttavia non è così, non siamo ragionevolmente convinti che si tratti di una manifestazione soprannaturale e molta gente comincia ad essere infastidita che si debba accettare questo rito supinamente, come sprovveduti, in quanto per molti si tratta di un numero da circo che addirittura ci viene propinato anche dalla Rai. Un brutto spettacolo turpe e infame che è cagione di vergogna e disonore per i cittadini napoletani e offensivo per l’intero popolo italiano: tutti proni in una tensione emotiva crescente per la presunta liquefazione. Si tratta di un trucco da baraccone, non potendo il santo neppure cambiare la sgradevole voce stridula e gracchiante del sindaco partenopeo, Rosa Russo Iervolino. Purtroppo la gente è disposta a credere a tutto, dal mago Othelma a Vanna Marchi, dalla Madonna di Medjugorje al mago Do Nascimento… figurarsi dunque se non è disposta a credere che nel Duomo partenopeo si trova la reliquia del Santo che rappresenta il suo sangue e che cambia miracolosamente di stato passando da solido a liquido. Anche se S. Gennaro è una figura quasi totalmente leggendaria giacché nessun dettaglio della sua vita sarebbe documentato, la tradizione vuole che sia stato ucciso, martire cristiano, nel 305. Soltanto mille anni dopo, nel 1389, si ha la prima notizia della presunta liquefazione della reliquia. Quella di San Gennaro fa parte dello sterminato numero di reliquie comparse nel medioevo: fedi nuziali della Madonna, fasce di Gesù bambino, piume dell’arcangelo Gabriele…

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IL RIGASSIFICATORE A CAPODISTRIA

19 Settembre 2007 2 commenti

 

L’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha lanciato l’allarme sui rischi di black-out e di scarsità energetica per il prossimo inverno. Ha detto letteralmente: "Più consumi e meno scorte, siamo più fragili del 2005". Lo veniamo affermando da tempo anche noi di Tecnosophia. Le parole di Conti sono state pronunciate alla vigilia della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici. Forse non è casuale. Anzi, sicuramente non lo è. Una frase del genere in un momento come questo non passa inavvertita. Probabilmente è stata detta perché Conti era informato delle belle e vuote parole che Prodi stava per dichiarare alla conferenza per tenere buoni gli ambientalisti: la nuova alleanza con la natura, la consapevolezza del governo che il nostro pianeta è a rischio, la cognizione che il Mediterraneo è uno dei punti più fragili, la lotta al riscaldamento globale, ecc. Prodi ha elencato tre settori d’intervento sui quali procederà l’azione di Palazzo Chigi: risparmio energetico, incentivazione delle rinnovabili e messa in sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Un altro e alto tributo pagato ai comunisti e ai verdi.

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Congedo matrimoniale ai gay: travi e pagliuzze

11 Settembre 2007 Nessun commento

Sorprende non poco la recente dichiarazione di Don Latin (portavoce dell’arcidiocesi di Trieste) che esprime una forte preoccupazione in nome del mondo ecclesiastico del Friuli Venezia Giulia, dopo la decisione della giunta di concedere un congedo matrimoniale al dipendente gay sposatosi in Belgio. E’ vero che aggiunge: «Non è compito nostro entrare nelle questioni politiche e giuridiche ma esprimiamo una forte preoccupazione per il fatto che in Belgio esista una legge simile e che la si esporti in Italia, dal momento che ciò potrebbe venire letto come un’apertura di credito alle unioni di fatto». E’ un’aggiunta che unge a vaselina una dichiarazione in verità molto aspra, perché da un lato non è compito della chiesa entrare in questioni politiche ma dall’altro ci entra a gamba tesa. Una dichiarazione del genere è in perfetta sintonia con il recente anatema del Vaticano contro la prostituzione ed i suoi consumatori, contenuto nella mozione conclusiva del Primo Incontro Internazionale per la Liberazione delle Donne di Strada. E’ in perfetta sintonia per la sua duplice contraddizione con la storia e gli obbiettivi dichiarati della Chiesa cattolica.

Del resto, ogni traccia di realismo e senso di responsabilità è da tempo scomparsa dal cosiddetto magistero ecclesiastico, che si riduce sempre più spesso a predicazione astratta, oltre che indifferente alle sofferenze che essa stessa produce. L’esempio più sconvolgente di questa predicazione malefica e profondamente incoerente oltre che socialmente distruttiva è quello della simultanea condanna vaticana dell’assistenza abortiva e della contraccezione, in nome di comandamenti etici irreperibili nelle Sacre Scritture. E’ chiaro che per evitare il ricorso massiccio alle interruzioni di gravidanza bisogna promuovere la diffusione dei mezzi contraccettivi. Col suo duplice veto all’assistenza abortiva e alla contraccezione il Vaticano è il massimo responsabile dello sterminio per fame di oltre dieci milioni di bambini l’anno, nonché della crescita esplosiva delle popolazioni del Terzo Mondo e, quindi, dei suoi atroci corollari: la fame, la sete, la povertà, la disoccupazione di massa, la desertificazione del pianeta, le migrazioni disperate.

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LETTERA APERTA AL COMPAGNO "Z"

4 Giugno 2007 Nessun commento

Domenica, con i compagni di Gorizia abbiamo stabilito di iniziare la battaglia politica a sostegno della lotta di Pannella per la moratoria universale della pena di morte. Qualche giorno prima fu annunciato lo sciopero della fame sulla nostra mailing list del FVG e la decisione di convocare una conferenza stampa. Sappiamo tutti che la posta è importante e il momento è quanto mai decisivo per una conquista di civiltà giuridica che appare a portata di mano. Ogni rinvio comporta centinaia di esecuzioni capitali che potremmo evitare se solo sapessimo trasmettere la nostra coscienza ad altri cittadini e la consapevolezza della dimensione planetaria del risultato che Italia otterrebbe, quasi pari alla Dichiarazione universale dei diritti dell?uomo adottata dall?Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Ebbene, in un momento così, il signor ?Z? che da tempo manifesta una irrequieta insofferenza verso Pannella e che dal congresso di Padova prende le difese ad oltranza di Capezzone, ci ha risposto che voleva essere chiaro a riguardo l?iniziativa e ci scrisse: ?Dato che Mendizza mi accusa di essere poco chiaro quando mi esprimo su questo forum io, a proposito di questa iniziativa tipicamente pannelliana da parte di tre pannelliani doc, a nome anche di tanti radicali Friulani, rispondo con un bel “E chi se ne frega?”, sperando che stavolta il Triestino Mendizza sia soddisfatto per la forma con la quale mi sono espresso in materia…?. Sono convinto che questa risposta sia un sintomo preoccupante di scissione in casa radicale, un conato di frattura che non possiamo permetterci. Qualunque iniziativa si prenda, se l?idea viene da Pannella è per molti automaticamente giudicata anticapezzoniana e quindi da scartare. Anche la lettera di Marco a Daniele, per alcuni sembra un salvagente mentre per altri appare come un salvagente in cemento armato. Da qui nasce questa lettera che ho scritto a Z e pubblicata sulla nostra mailing list.

Caro Z

Rispondo a quel “E chi se ne frega” detto a mio avviso in maniera superficiale e baldanzosa e che sembra essere qualcosa di più di una frase che vuole essere chiara: è un sintomo di indolenza annoiata che non riesce a distinguere tra atti liberali e imposizioni violente. Nello sciopero della fame nessuno ti impone niente, nessuno usa la violenza come chi pensando di sapere cosa sia giusto e sbagliato per tutti impedisce ad altri di agire per il proprio benessere. Ed è in questa semplicità che sta la grandezza radicale, che non puoi liquidare con un “chi se ne frega”, perché la tua è una sentenza che riflette un atteggiamento di indifferenza, se lasci che l’iniziativa di Pannella vada buca, allora avremo ancora una volta ipotecato il nostro futuro, come cittadini e come radicali. Stai rischiando di comportarti in modo qualunquista e cinico come quel tedesco menefreghista che faceva spallucce alle iniziative politiche degli altri, ma un triste giorno, quando prese coscienza di ciò che aveva fatto raccontò sconsolato: “Quando presero i comunisti non dissi nulla, mica ero comunista. Neppure quando presero gli ebrei dissi niente, mica ero ebreo. Poi, quando presero gli zingari e gli omosessuali rimasi zitto, non ero né l’uno né l’altro. E così, quando presero me, non era rimasto più nessuno a poter dire qualcosa”. Il tuo “chi se ne frega” ha lo stesso atteggiamento.

Presto lo potrai estendere a qualsiasi battaglia radicale: ti dicono di non andare a votare, bene! Ti dicono di andare al mare, tanto meglio! La Consulta boccia la possibilità di dire la tua, rimani zitto; non si raggiunge un quorum, ma che ci importa! Marco necessita un aiuto per raggiungere un obiettivo storico che farebbe grande il nostro Paese come all’epoca di Beccaria, voltargli le spalle in questo momento, in cui nessuno ne parla, in cui stampa e tv mai sono stati cosi sodali, così scandalosamente zitti, e così assoggettati al potere? E noi che facciamo? Gli rispondiamo chi se ne frega? Manca poco e vedrai che un giorno accadrà di svegliarci e guardandoci attorno vedremo solo vecchi burberi e anziani bisbetici, in una noiosa società senza giovani, senza ricercatori, senza futuro; saremo l’ultima ruota del carro, sorvegliati speciali al seguito di questo o di quel paese. E se avverrà così è perché ci hanno preso. e non è rimasto più nessuno a cui poter dire qualcosa. Neppure “chi se ne frega”. Con il tuo menefreghismo ci hanno già praticamente catturati. Siamo un popolo che si è seduto, che non vuole pensare. Restiamo sprofondati davanti alla tv e forse un dibattito serio sulla pena di morte non ci interesserebbe neppure perché in fondo è come se non ci riguardasse. Chi se ne frega, appunto.

Sarebbe bello che i radicali di questa regione, potessimo per una volta dimenticare le nostre beghe e invertire questa perversa spirale di indolenza, potessimo dare un segnale forte aderendo in massa allo sciopero della fame, e che fosse talmente grande di dimensioni, talmente esteso da far parlare tutti quanti perché non sarebbe possibile celare un fatto così. Una conferenza stampa con tutti i radicali e simpatizzanti. Un segnale, PRESENTE! che svegli dal torpore generale. Sarebbe bello e sicuramente sarebbe anche utile ma probabilmente non accadrà perché quasi certamente faremo spallucce anche noi, popolo del “viva là e po’ bon”, del “Vaffanculo Pannella e tutti i filistei”. Se poi anche tra di noi facciamo spallucce ai nostri compagni che si accingono a fare uno sciopero della fame, allora basta, è finita davvero. Possiamo solo guardarci sconsolati per la nostra ignavia e la nostra fiacchezza d’animo.

Ti conosco poco Z però sono sicuro che quel “chi se ne frega” era più riferito alla politica di padre padrone che tu accusi ingiustamente a Marco Pannella di fare che non agli ideali alti e nobili della sua battaglia politica. Perciò, onore ai compagni di Gorizia ed un messaggio per le altre associazioni del FVG per vedere se possiamo ancora fare qualcosa. L’unico significato possibile che possiamo dare alla nostra esistenza è quello assumerci individualmente il rischio di inventarcela. Onore ai compagni che si accingono allo sciopero della fame, che si assumono il rischio in prima persona, che credono ancora ad una politica altra. Onore perché sanno che non si vince nessun gioco se non si gioca e non si rischia. Coloro che invece hanno messo il cervello a sedere, per piccolezza d’animo, quelli che hanno rifiutato il rischio, quelli che per paura hanno voluto aggrapparsi a significati ereditati, quelli che non capiscono la grandezza di ciò che si sta combattendo in questo momento, quelli che non hanno la dimensione storica, quelli che non vedono la portata planetaria di questo braccio di ferro tra l?indifferenza della pancia piena e la sensibilità di quella vuota, quelli che non credono che si possa vincere con un semplice sciopero della fame, questi, meritano tutta la nostra disistima, il nostro più profondo disprezzo.

Come ho detto in un?altra occasione, la vera sconfitta non è, aver tentato, ma essere rimasti tutta la sera con le fiches in mano, terrorizzati dall’idea di perdere quei valori sul cui possesso abbiamo stoltamente covato un miraggio di felicità. La nostra piccola anima pigra e svogliata non si accorge neppure del profondo dolore che frantuma la vita di quei carcerati che aspettano ogni mattina all?alba, terrorizzati, il suono della sirena per essere prelevati e poi condotti al patibolo. La nostra piccola anima fiacca e inattiva non si avvede che quelle persone non hanno più niente a che fare con coloro, sé stessi, di dieci o vent’anni prima quando furono accusati di aver commesso il delitto per il quali vengono ora assassinati. E la ciarlatana poltroneria dei menefreghisti non si rende conto del danno che provoca. La loro indolenza arroccata nella pochezza di spirito si inventerà di volta in volta una causa esteriore che renda ragione del frignare di questi nostri simili dimenticati dal mondo.

Perciò caro Z col tuo “chi se ne frega” avremmo ancora una volta mancato il bersaglio. E per poco. Come ormai ci accade sempre più spesso. Dunque il mio è un appello affinché ti ravveda, ché, nel tuo atteggiamento si rispecchia una profonda avversione alla vita, così tremenda e convulsa che la speranza vera e inconfessata non può che essere quella di avvelenarci. Ce l’hai con Pannella perché hai creduto alla favola del dio Saturno che si mangia i propri figli e ti senti costretto a soccorrere Capezzone per un presunto accanimento contro di lui. Come se non conoscessimo Marco, come se non sapessimo che ciò non appartiene alla grandezza del suo spirito.